Toscana
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Caro energia e distribuzione organizzata, la lettera-appello di un agricoltore: "Così non ce la facciamo più, siamo strangolati"

"Vi scrivo per lanciare un appello al salvataggio dei piccoli agricoltori toscani, un pezzo del mondo non solo produttivo e occupazionale ma anche culturale e sociale della nostra regione". A scrivere è Ritano Baragli, presidente della Cantina Sociale Colli Fiorentini.

ritano baragli

"La pandemia - scrive l'agricoltore - ha cambiato in profondità le nostre vite e ancora oggi, nonostante la massiccia campagna vaccinale, rischia di portare ulteriori disagi a tante famiglie e imprese. L’aumento dei costi fissi, reso insostenibile a causa dei rincari energetici e delle loro conseguenze dirette e indirette (pensiamo solo all’aumento dei costi dei trasporti e delle materie prime), abbinato alla pratica dei prezzi al massimo ribasso praticato dalla Grande Distribuzione sui prodotti agricoli e agroalimentari, hanno creato un vero e proprio effetto tagliola. Le nostre produzioni costano sempre di più, ma ci vengono pagate sempre meno in relazione ai costi fissi da sopportare: una morsa in cui il piccolo agricoltore, quello che ha puntato tutto non sulla quantità ma sulla qualità del prodotto, viene schiacciato". 

Secondo la testimonianza di Baragli, "Fin qui molti di noi hanno tirato avanti usando i risparmi o aprendo nuove linee di credito con le banche, nella speranza che dopo l’emergenza Covid sarebbe arrivata una ripresa più lunga e più equa in grado di garantire anche alle aziende agricole di piccole dimensioni quei margini indispensabili per tenersi in equilibrio. Tutto questo però non è successo e quindi oggi molti di noi non solo devono far fronte anche a situazioni finanziarie più precarie. Le conseguenze sul piano economico, occupazionale e sociale di questa situazione sono facilmente immaginabili. Sono invece meno percepibili le conseguenze sia culturali che ambientali nel medio periodo. Ogni azienda agricola che chiude infatti non vuol dire solo una famiglia in più senza reddito, ma anche un pezzo della nostra Toscana che viene abbandonato. Una parte della nostra tradizione culturale centenaria che viene cancellata e con essa un presidio in meno in difesa dell’equilibrio ambientale e idrogeologico. L’abbandono di un territorio produce incuria, la quale a sua volta aumenta il rischio che fenomeni metereologici particolarmente impattanti possano produrre danni irreparabili. Sono fatti e storie note che abbiamo, purtroppo, già visto accadere anche nel recente passato. Dove viene meno la cura del territorio, del bosco, del corso d’acqua, della collina, è più facile che non vi siano freni a quegli eventi atmosferici che sono sempre più violenti, improvvisi e concentrati a causa dei cambiamenti climatici. Abbandonare oggi al proprio destino i piccoli agricoltori significa rinunciare a difendere un pezzo di Toscana".

Fonte: Comunicato stampa
Caro energia e distribuzione organizzata, la lettera-appello di un agricoltore: "Così non ce la facciamo più, siamo strangolati"
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