Toscana
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Dal n. 19 del 21 maggio 2006

Più servizi in Toscana ma con imposte più alte

Ici si, Ici no: il dilemma sull'imposta comunale sugli immobili ha dominato l'ultima parte della recente campagna elettorale e, secondo alcuni esperti, avrebbe spostato un bel po' di voti dall'Unione alla Casa delle libertà. Passata la campagna elettorale, il tema della finanza locale, della quale l'Ici è una delle voci più importanti, è tornato a essere materia per gli esperti, salvo, quando i contribuenti ricevono la cartella delle tasse. Allora gli interrogativi di ripropongono: quanto conta la finanza locale nel panorama fiscale italiano?
DI ENNIO CICALI

Più servizi in Toscana ma con imposte più alte

di Ennio Cicali
Ici si, Ici no: il dilemma sull'imposta comunale sugli immobili ha dominato l'ultima parte della recente campagna elettorale e, secondo alcuni esperti, avrebbe spostato un bel po' di voti dall'Unione alla Casa delle libertà. Passata la campagna elettorale, il tema della finanza locale, della quale l'Ici è una delle voci più importanti, è tornato a essere materia per gli esperti, salvo, quando i contribuenti ricevono la cartella delle tasse. Allora gli interrogativi di ripropongono: quanto conta la finanza locale nel panorama fiscale italiano? Uno spiraglio, neanche tanto largo, viene dall'apposito Rapporto 2005 a cura dell'Irpet, Isae e Ires Piemonte che traccia il quadro della situazione nazionale.
La Toscana, secondo il Rapporto, ha orientamento spiccato alla presenza attiva delle amministrazioni locali nella fornitura di servizi alle famiglie e alle imprese (sanità, trasporti, ambiente, traffico ecc.). La spesa corrente dei Comuni toscani e, infatti, superiore quasi del 20% alla media nazionale (902 euro per abitante contro i 769 della media italiana), e le entrate tributarie sono ugualmente più alte (432 contro 340 della media).

Nel periodo più recente la normativa nazionale sul Patto di stabilità interno ha contratto i margini già esigui di libertà di manovra degli enti locali. Alcune regioni hanno ridotto le spese, mantenendo inalterate le entrate, altre come la Toscana hanno invece voluto mantenere sui livelli raggiunti i servizi erogati e l'hanno garantito crescendo ancora i livelli di pressione fiscale.

L'autonomia tributaria dei Comuni toscani (percentuale delle entrate correnti finanziate da imposte locali) resta in ogni caso ancora superiore a quella media italiana (44% contro 41%), mentre per le province questo non si verifica per la notevole rilevanza delle funzioni delegate dalla Regione, in particolare per i trasporti, che sono finanziate con appositi trasferimenti. La pressione fiscale, invece, è molto più alta della media nazionale (+27%) di quanto è l'autonomia, a causa del più alto livello di spesa che le imposte devono finanziare.

Un quadro di quanto chiedono i Comuni capoluogo alle famiglie toscane viene da una recente ricerca del Sole 24 Ore. Secono il quotidiano economico, il Comune di Firenze sarebbe quello che chiede di più: 1.424 euro per nucleo familiare per Ici, addizionale Irpef e tassa sui rifiuti (Tarsu). Ma l'amministrazione fiorentina contesta i calcoli: ogni famiglia, dice, paga 1220 euro. Così il capoluogo toscano scenderebbe al sesto posto preceduto da Pisa (1.236) e seguito da Siena (1.185), Grosseto (1.149), Massa (1.148), Prato (1.035), Livorno (1.030), Lucca (1.000), Pistoia (974), Arezzo (835).

Quali prospettive per il futuro? Il nuovo governo dovrà assumere decisioni importanti in tema di finanza locale. Uno dei punti controversi riguarda il controllo della spesa pubblica. «L'unica sanzione efficace è la responsabilizzazione – osserva Alessandro Petretto, direttore dell'Irpet (l'istituto regionale per la programmazione) – gli enti locali devono essere costretti a coprire le spese che hanno causato uno sfondamento con il ricorso alla tassazione locale». Ma con un'avvertenza, è il caso di aggiungere, i cittadini sono più attenti al tema.

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