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Papa Francesco: Angelus, appello per «un mondo senza armi nucleari» e per Vertice di Parigi sul clima

L’Avvento «è un tempo per riconoscere i vuoti da colmare nella nostra vita, per spianare le asperità dell’orgoglio e fare spazio a Gesù che viene». Lo ha detto il Papa, durante l’Angelus di ieri, al quale – secondo la Gendarmeria vaticana – hanno partecipato 20mila persone.

Angelus del Papa (Foto Sir)

Quelli da colmare sono «tutti i vuoti del nostro comportamento davanti a Dio, tutti i nostri peccati di omissione», ha spiegato Francesco elencandoli subito dopo: «Un vuoto nella nostra vita può essere il fatto che non preghiamo o preghiamo poco. L’Avvento è allora il momento favorevole per pregare con più intensità, per riservare alla vita spirituale il posto importante che le spetta. Un altro vuoto potrebbe essere la mancanza di carità verso il prossimo, soprattutto verso le persone più bisognose di aiuto non solo materiale, ma anche spirituale. Siamo chiamati ad essere più attenti alle necessità degli altri, più vicini. Come Giovanni Battista, in questo modo possiamo aprire strade di speranza nel deserto dei cuori aridi di tante persone». I monti e i colli che «devono essere abbassati», ha proseguito il Papa sulla scorta del profeta Isaia, «sono l’orgoglio, la superbia, la prepotenza»: «Dove c’è orgoglio, dove c’è prepotenza, dove c’è superbia non può entrare il Signore perché quel cuore è pieno di orgoglio, di prepotenza, di superbia. Per questo, dobbiamo abbassare questo orgoglio. Dobbiamo assumere atteggiamenti di mitezza e di umiltà, senza sgridare, ascoltare, parlare con mitezza e così preparare la venuta del nostro Salvatore, lui che è mite e umile di cuore». «Quando attendiamo a casa la visita di una persona cara, predisponiamo tutto con cura e felicità», l’esempio scelto da Francesco per questo tempo liturgico: «Allo stesso modo vogliamo predisporci per la venuta del Signore: attenderlo ogni giorno con sollecitudine, per essere colmati della sua grazia quando verrà».

«Impegnarsi per la tutela della dignità di tutte le persone, in modo particolare di quelle più deboli e svantaggiate, significa anche lavorare con determinazione per costruire un mondo senza armi nucleari». Con queste parole, dopo l’Angelus di ieri, il Papa ha spiegato il legame tra l’assegnazione del Premio Nobel per la pace alla Campagna internazionale per abolire le armi nucleari e la Giornata delle Nazioni Unite per i diritti umani. «Dio ci dona la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune», ha ricordato Francesco: «Abbiamo la libertà, l’intelligenza e la capacità di guidare la tecnologia, di limitare il nostro potere, al servizio della pace e del vero progresso». Poi il riferimento al Vertice di Parigi «Our Planet Summit», che si apre domani: «A due anni dall’adozione dell’Accordo di Parigi sul clima, esso intende rinnovare l’impegno per la sua attuazione e consolidare una strategia condivisa per contrastare il preoccupante fenomeno del cambiamento climatico». «Auspico vivamente che questo Vertice, così come le altre iniziative che vanno nella medesima direzione – l’appello – favoriscano una chiara presa di coscienza sulla necessità di adottare decisioni realmente efficaci per contrastare i cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, combattere la povertà e promuovere lo sviluppo umano integrale». Non è mancata, infine, la «vicinanza» del Papa «alle popolazioni indiane colpite dal ciclone Okhi, specialmente alle famiglie dei moltissimi pescatori dispersi; e anche alla popolazione dell’Albania, duramente provata da gravi inondazioni».

Fonte: Sir
Papa Francesco: Angelus, appello per «un mondo senza armi nucleari» e per Vertice di Parigi sul clima
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