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Papa Francesco, udienza: «I comandamenti sono un dialogo»

«Questa udienza si svolge in due posti: noi qui in piazza e in Aula Paolo VI più di 200 malati che seguono col maxischermo l'udienza. Tutti insieme formiamo una comunità: salutiamo con un applauso salutiamo quelli che sono nell'Aula!». Il Papa ha cominciato con queste parole, a braccio, l'udienza di oggi, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate ai comandamenti, iniziato mercoledì scorso. L'udienza si è conclusa con uno spettacolo circense.

Papa francesco con un bambino disabile durante un'udienza generale in piazza San Pietro (Foto Sir)

All'udienza oggi, tra i 13 mila fedeli presenti, più di 350 persone tra malati di Sla, accompagnati dai loro familiari e volontari di Aisla (Associazione italiana Sclerosi laterale amiotrofica). Una «prima volta» in piazza San Pietro, organizzata in vista della Giornata mondiale sulla Sla che si celebra ogni anno il 21 giugno per portare l’attenzione su una malattia che colpisce circa 450mila persone in tutto il mondo. In piazza anche una delegazione dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Niente nella Bibbia è banale. «Nella Bibbia i comandamenti non vivono per sé stessi, ma sono parte di una relazione, quella dell'alleanza fra Dio e il suo popolo», ha spiegato Francesco citando l'Esodo, in cui si legge: «Dio pronunciò tutte queste parole». «Niente nella Bibbia è banale», ha sottolineato il Papa: «Il testo non dice: ‘Dio pronunciò questi comandamenti', ma ‘queste parole'. La tradizione ebraica chiamerà sempre il Decalogo ‘le dieci Parole'. E il termine ‘decalogo' vuol dire proprio questo. Eppure hanno forma di leggi, sono oggettivamente dei comandamenti». «Che differenza c'è fra un comando e una parola?», ha chiesto il Papa ai 13mila presenti oggi in piazza San Pietro: «Il comando - la risposta - è una comunicazione che non richiede il dialogo. La parola, invece, è il mezzo essenziale della relazione come dialogo. Dio Padre crea per mezzo della sua parola, e il Figlio suo è la Parola fatta carne». «L'amore si nutre di parole, e così l'educazione o la collaborazione», ha detto Francesco: «Due persone che non si amano, non riescono a comunicare. Quando qualcuno parla al nostro cuore, la nostra solitudine finisce». «Riceve una parola, si dà la comunicazione», ha proseguito a braccio: «e i comandamenti sono parole di Dio, Dio si comunica in queste dieci parole e aspetta la nostra risposta».

I comandamenti sono un dialogo. «Altro è ricevere un ordine, altro è percepire che qualcuno cerca di parlare con noi», ha spiegato il Papa, a proposito della differenza tra comandamento e parola. «Un dialogo è molto di più che la comunicazione di una verità», ha detto Francesco, che poi ha proseguito a braccio: «Io posso dirvi: ‘Oggi è l'ultimo giorno della primavera'. Questa è una verità, non è un dialogo. Ma se io vi dico: ‘Cosa pensate di questa primavera?', io incomincio un dialogo. I comandamenti sono un dialogo». «La comunicazione si realizza per il piacere di parlare e per il bene concreto che si comunica tra coloro che si vogliono bene per mezzo delle parole», ha affermato il Papa citando l'Evangelii gaudium: «È un bene che non consiste in cose, ma nelle stesse persone che scambievolmente si donano nel dialogo». «Ma questa differenza non è una cosa artificiale», ha commentato ancora una volta fuori testo.

«Il serpente ha mentito, ha fatto credere che una parola di amore era un comando». Così il Papa ha commentato il racconto della Genesi. «Guardiamo cosa è successo all'inizio», l'invito: «il tentatore vuole ingannare l'uomo e la donna su questo punto: vuole convincerli che Dio ha vietato loro di mangiare il frutto dell'albero del bene e del male per tenerli sottomessi». «La sfida è proprio questa», ha spiegato Francesco: «la prima norma che Dio ha dato all'uomo, è l'imposizione di un despota che vieta e costringe, o è la premura di un papà che sta curando i suoi piccoli e li protegge dall'autodistruzione? È una parola o è un comando?». «La più tragica, fra le varie menzogne che il serpente dice a Eva, è la suggestione di una divinità invidiosa e possessiva», la tesi del Papa: «Ma no, Dio è invidioso di voi, Dio non vuole che voi abbiate libertà…», la parafrasi a braccio dell'atteggiamento del serpente. «I fatti dimostrano drammaticamente che il serpente ha mentito, ha fatto credere che una parola di amore era un comando», il commento.

«Il mondo non ha bisogno di legalismo, ma di cura. Ha bisogno di cristiani con il cuore di figli. Non dimenticatevi questo». Con queste parole il Papa ha concluso la catechesi dell'udienza di oggi, la seconda dedicata ai comandamenti. «L'uomo - ha detto Francesco - è di fronte a questo bivio: Dio mi impone le cose o si prende cura di me? I suoi comandamenti sono solo una legge o contengono una parola per curarsi di me?». «Dio è padrone o Padre? Cosa pensate voi?», ha chiesto ai 13mila presenti oggi in piazza San Pietro: «Dio è padre, non dimenticatevi mai questo, mai! Anche nelle situazioni più brutte, pensate che avete un padre che ci ama tutti». «Siamo sudditi o figli?», l'altra domanda rivolta alla folla. «Questo combattimento, dentro e fuori di noi, si presenta continuamente», la tesi del Papa: «Mille volte dobbiamo scegliere tra una mentalità da schiavi e una mentalità da figli. Il comandamento è dal padrone, la parola è dal padre». «Lo Spirito Santo è uno Spirito di figli, è lo Spirito di Gesù», ha ricordato Francesco: «Uno spirito da schiavi non può che accogliere la legge in modo oppressivo, e può produrre due risultati opposti: o una vita fatta di doveri e di obblighi, oppure una reazione violenta di rifiuto. Tutto il cristianesimo è il passaggio dalla lettera della legge allo Spirito che dà la vita». «Gesù è la Parola del Padre, non è la condanna del Padre», ha esclamato il Papa: «Gesù è venuto a salvare con la sua parola, non a condannarci», ha aggiunto fuori testo. «Si vede quando un uomo o una donna hanno vissuto questo passaggio oppure no», ha assicurato Francesco: «La gente si rende conto se un cristiano ragiona da figlio o da schiavo. E noi stessi ricordiamo se i nostri educatori si sono presi cura di noi come padri e madri, oppure se ci hanno solo imposto delle regole. I comandamenti sono il cammino alla libertà, perché sono la parola del Padre che ci fa liberi in questo cammino».

Lo spettacolo dei circensi. Si è conclusa con un'esibizione circense l'udienza di oggi. Alcuni artisti del Rony Roller Circus, infatti, sono saliti sul palco per offrire a Papa Francesco un saggio della loro abilità, con un breve spettacolo che ha coinvolto clown, acrobati e giocolieri, applauditi a più riprese dai 13mila presenti oggi in piazza San Pietro. «Ringrazio gli artisti del circo, che ci hanno fatto vedere come la bellezza fa bene all'anima e al corpo», l'omaggio del Papa, subito prima dei saluti in lingua italiana che come di consueto concludono l'appuntamento del mercoledì: «E questa bellezza che ci hanno fatto vedere - ha proseguito - non è una bellezza che si trova così: loro la fanno con tanto lavoro, con ore e ore di allenamento, ma alla fine sono riusciti a fare questo che, come ogni bellezza, ci avvicina a Dio». Tra i fedeli di lingua italiana, il Papa ha salutato un gruppo di bambini di Chernobyl e un gruppo di coppie di sposi provenienti dalla diocesi di San Marino-Montefeltro, accompagnati dal vescovo, mons. Andrea Turazzi, e quelle della diocesi di Tivoli. Francesco ha rivolto anche un saluto speciale al gruppo dell'0spedale pediatrico Meyer di Firenze e all'Associazione italiana Sclerosi laterale amiotrofica. Infine, il riferimento alla festa del Sacro Cuore di Gesù, oggetto della «pietà popolare». «Quel Cuore Misericordioso - l'augurio collettivo - vi insegni ad amare senza chiedere alcun contraccambio e vi sostenga nelle scelte più difficili della vita. Pregatelo anche per me e per il mio ministero, ma anche per tutti i sacerdoti, affinché rafforzi la fedeltà alla chiamata del Signore».

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