Vita Chiesa
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«Un patto di prossimità per Prato»: le parti sociali a convegno ad un anno dalla visita del Papa

Non è stato un punto d'arrivo, ma una tappa intermedia nel cammino di prossimità della città verso la città. Un cammino iniziato con la visita del Papa a Prato, lo scorso 10 novembre 2015 e che ha visto coinvolte tutte le parti sociali, che anche ieri erano presenti in palazzo vescovile, a Prato, convocate dal vescovo Franco Agostinelli.

Un momento del convegno a Prato di sabato 5 novembre

Avvicinarsi per stabilire «patti di prossimità». L’invito lanciato da papa Francesco alla città di Prato è stato preso sul serio da tutte le parti sociali del territorio riunitesi nella mattinata di sabato 5 novembre, in palazzo vescovile. C’erano il sindaco Matteo Biffoni insieme a molti componenti della sua giunta, e i rappresentanti degli imprenditori, degli artigiani, dei professionisti, dei sindacati e delle associazioni del mondo ecclesiale attente al sociale. È stato il vescovo Franco Agostinelli ha convocare l’incontro pensato per chiedere a ciascuno la propria adesione a proseguire un cammino iniziato quasi un anno fa, il 10 novembre 2015, quando papa Bergoglio venne in visita a Prato e rivolse a tutti i pratesi un messaggio pieno di speranza.

«Non siamo qui per fare semplice accademia – ha osservato in apertura del convegno monsignor Agostinelli – ma per ribadire quanto sia importante per Prato essere una città dialogante. Io ancora non ero con voi quando fu fatta la manifestazione “Prato non deve chiudere”, vi chiedo: cosa è stato fatto dopo? Ricordiamoci sempre che il nostro mettersi insieme deve essere rivolto a favore della città e della gente che qui abita». Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del sindaco Biffoni, che ha ribadito l’obiettivo di questo percorso: «per me fare “prossimità” significa condividere idee per un benessere collettivo e per far questo ognuno di noi deve mettere a disposizione di tutti le proprie competenze».

Lavoro, welfare, integrazione e cultura gli argomenti principali di discussione della mattinata coordinata dal direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali Gianni Rossi e dal direttore della pastorale sociale e del lavoro Michele Del Campo. «Non siamo qui per illuderci che prima o poi tutto ritornerà come prima – ha affermato Del Campo – la trasformazione del sistema Prato in atto è irreversibile ed esige pertanto nuovi stili di vita personale e sociale». Questa indicazione è stata ben compresa da tutti i partecipanti, perché per la prima volta dopo tante riunioni di questo tipo, non si è parlato di «come eravamo» ma di futuro.

«Cominciamo a guardare al nostro distretto con occhi diversi – ha detto Paolo Crocetta, imprenditore membro del consiglio di Confindustria Toscana Nord –, perché non sono pochi tra i pratesi che considerano Prato in declino. Non è così, rimettiamo al centro le nostre aziende che negli anni sono state scuola di integrazione e pioniere nel rapporto con gli immigrati venuti qui per lavorare». Stefano Bellandi della Cisl, che ha parlato a nome dei sindacati, ha ricordato l’importanza dei progetti realizzati in città a favore degli ultimi, come l’Emporio, la Mensa La Pira e Casa Agar, il nuovo servizio Caritas per donne senza fissa dimora. «Sono esempi di come si possa lavorare assieme per gli altri – ha aggiunto – sarebbe importante creare un’opera solidale ogni tre anni». La Caritas, per bocca del vice direttore Giovanni Pieraccini, ha lanciato l’idea del «welfare generativo», secondo cui tutti, mettendo a frutto la propria professionalità e i propri saperi possono fare prossimità con chi si trova nel bisogno ricevendo a loro volta dei servizi. «Abbiamo elettricisti disoccupati che hanno lavorato per famiglie in difficoltà e in cambio hanno ricevuto assistenza per i propri anziani», ha detto Pieraccini. Sul versante dell’integrazione e sul rapporto con gli immigrati è intervenuta Marzia De Marzi, in rappresentanza del Palazzo delle professioni. «Nel suo discorso il Papa disse che Prato è una città ricca di storia e di bellezza – ha ricordato De Marzi – dobbiamo creare una coscienza collettiva su questo, anche con le comunità straniere, facciamogli amare la città». A questo proposito in molti hanno osservato come sia importante nel futuro riuscire a coinvolgere i tanti immigrati stranieri residenti in città. «È giusto e necessario inserire anche loro in un cammino comune», ha sottolineato il Vescovo.

Del ruolo del privato sociale ha parlato il presidente dell’Opera Santa Rita Roberto Macrì, che ha osservato come sia fondamentale il lavoro di squadra, in particolare con le istituzioni, «non soltanto nella gestione delle emergenze – in riferimento all’accoglienza dei richiedenti asilo – ma anche nella programmazione. Noi – ha concluso Macrì – abbiamo un patrimonio di conoscenze e relazioni che possiamo mettere a servizio della collettività».

Gli altri interventi sono stati tenuti da Adolfo Moni di Legacoop, Renza Sanesi di Confcooperative, Stefano Gelsumini per le Acli e Lorenzo Leo di Azione Cattolica.

Come ribadito più volte nel corso della mattinata, l’incontro non è stato un punto di arrivo ma una tappa intermedia nel cammino di prossimità della città verso la città. Del Campo ha annunciato l’apertura di «tavoli tematici» dove potersi riunire ancora e mettere in gioco risorse e competenze per generare aiuti e opportunità concrete per Prato.

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