Vita Chiesa

BENEDETTO XVI: MARIA HA UN CUORE COSI’ GRANDE CHE VI PUO’ ENTRARE TUTTA LA CREAZIONE

Nella Solennità dell’Assunta Benedetto XVI ha celebrato la messa nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. Concelebravano il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, e don Pascual Chávez Villanueva, rettor maggiore dei salesiani. La solennità dell’Assunta, ha detto nell’omelia della messa il Pontefice, è “un invito a lodare Dio, a guardare alla grandezza della Madonna” perché “chi è Dio lo conosciamo dai suoi”. Ma perché Maria viene glorificata con l’assunzione al Cielo? “Ella – ha chiarito il Santo Padre – ha vissuto con fedeltà esemplare e ha custodito nel più intimo del suo cuore le parole di Dio al suo popolo, le promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe, facendone il contenuto della sua preghiera: la Parola di Dio nel Magnificat era diventata la parola di Maria, lampada del suo cammino, così da renderla disponibile ad accogliere anche nel suo grembo il Verbo di Dio fatto carne”.

Ma “cosa dona al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria”? Parlando, da questo punto, a braccio, Benedetto XVI ha affermato che la prima risposta è che “nell’Assunzione vediamo che in Dio c’è spazio per l’uomo, Dio stesso è la casa dai tanti appartamenti della quale parla Gesù. Dio è la casa dell’uomo”. E “Maria unita a Dio non si allontana da noi, non va su una galassia sconosciuta, va a Dio” e così “si avvicina perché Dio è vicino a tutti noi e Maria unita a Dio partecipa nella presenza di Dio, è vicinissima a ognuno di noi”. “C’è – ha aggiunto – una bella parola di San Gregorio Magno su San Benedetto che possiamo applicare anche a Maria: San Gregorio Magno dice che il cuore di San Benedetto è divenuto così grande che tutto il creato poteva entrare in questo cuore. Questo vale ancora di più per Maria. Maria, unita totalmente a Dio, ha un cuore così grande che tutta la creazione può entrare in questo cuore e gli ex voto in tutte le parti della terra lo dimostrano”. Ma c’è anche un “altro aspetto”: “Non solo in Dio c’è spazio per l’uomo – ha osservato il Papa -, nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria: l’Arca santa, che porta la presenza di Dio. In noi c’è spazio per Dio e questa presenza di Dio in noi, così importante per illuminare il mondo nella sua tristezza, nei suoi problemi”, “si realizza nella fede: nella fede apriamo le porte del nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio può essere la forza che dà vita e cammino al nostro essere. In noi c’è spazio, apriamoci, come Maria si è aperta, dicendo ‘sia fatta la tua volontà, sono la serva del Signore’”. “Aprendoci a Dio – ha avvertito – non perdiamo niente; al contrario, la nostra vita diventa ricca e grande”.

Per il Pontefice, “così fede e speranza e amore si combinano”. Oggi “la nostra speranza” è la venuta di “un mondo migliore”, ma “non sappiamo se e quando questo mondo migliore viene. Sicuro è che un mondo che si allontana da Dio non diventa migliore, ma peggiore. Solo la presenza di Dio può garantire anche un mondo buono”, ha evidenziato il Santo Padre. C’è “una speranza sicura: Dio ci aspetta, ci attende, non andiamo verso il vuoto”. E “troviamo, andando nell’altro mondo, la bontà della Madre, troviamo i nostri, l’Amore eterno. Dio ci aspetta: questa è la nostra grande gioia e la grande speranza che nasce proprio da questa festa. Maria ci visita ed è la gioia della nostra vita. E la gioia è speranza”. Per Benedetto XVI, “cuore grande, presenza di Dio nel mondo, spazio di Dio in noi e spazio di Dio per noi, speranza, essere aspettati: questa è la sinfonia di questa festa, l’indicazione che la nostra meditazione di questa solennità ci dona”. Di qui l’invito ad affidarci alla “materna intercessione” di Maria, “affinché ci ottenga dal Signore di rafforzare la nostra fede nella vita eterna; ci aiuti a vivere bene il tempo che Dio ci offre con speranza. Una speranza cristiana, che non è soltanto nostalgia del Cielo, ma vivo e operoso desiderio di Dio qui nel mondo che ci rende pellegrini infaticabili, alimentando in noi il coraggio e la forza della fede”, che “nello stesso tempo è coraggio e forza dell’amore”. (Sir)